Una delle qualità indiscutibili di Bruno Tinti è sicuramente quella di riuscire a spiegare con parole ed argomentazioni semplici il mondo della giustizia e dei suoi meccanismi. Attraverso una esperienza decennale sul campo, l'autore riesce a descrivere efficacemente le conseguenze perverse di leggi solo apparentemente "buone", ma in realtà devastanti per gli effetti che producono sulla gestione dei processi e sulle conseguenze a carico del cittadino.
<<Giusta o sbagliata che sia una sentenza, essa è essenziale per consentire la civile convivenza dei cittadini. I cittadini devono sapere che i loro rapporti, i loro conflitti, l
e loro pretese, sono disciplinate dalla legge; che la legge è applicata in maniera imparziale e valida per tutti; che la decisione di chi applica la legge è definitiva e che obbliga tutta la collettività. Se così non fosse, si aprirebbe la strada dell'arbitrio e all aprepotenza; i cittadini, non più assoggettati alla legge, si farebbero giustizia da sé medesimi e prevarrebbe il più forte.>>
e loro pretese, sono disciplinate dalla legge; che la legge è applicata in maniera imparziale e valida per tutti; che la decisione di chi applica la legge è definitiva e che obbliga tutta la collettività. Se così non fosse, si aprirebbe la strada dell'arbitrio e all aprepotenza; i cittadini, non più assoggettati alla legge, si farebbero giustizia da sé medesimi e prevarrebbe il più forte.>>Dietro ai meccanismi "spiccioli" finalizzati a rallentare i processi e a "riformare" la giustizia, si nascondo ovviamente interessi più generali, che però innescano effetti perversi sul senso di legalità di un intero paese. <<I cittadini imparano dalla loro classe dirigente. In particolare, quando l'esempio è cattivo e stimola i loro interessi più egoistici, quando scorgono la possibilità di trovare un alibi che li autorizzi a coltivare, anche in spregio alla legge, i loro interessi più meschini. Insomma, i cittadini abbandonano il principio cardine della civile convivenza, il principio di legalità. [...] Quello che certo non si può fare è, mantenendo invariate le leggi, incitare i cittadini a violarle in nome di un presunto diritto, proprio di ogni cittadino, di valutare se la legge è "giusta" oppure no e di regolarsi di conseguenza. Quello che proprio non si può fare è attribuire a ogni cittadino la facoltà di decidere se rispettare o no le leggi dello Stato. Quello che assolutamente non si può fare è spiegare a ogni cittadino che non esiste un principio di legalità e che egli è il solo arbitrio di quello che è giusto e di quello che è ingiusto. Quello che non si può fare insomma è distruggere le fondamenta della civile convivenza che, come ci viene insegnato fin dalle scuole elementari, è basata sul rispetto della legge.>>
Sicuramente consigliato a chiunque, pur seguendo su telegiornali e quotidiani le dichiarazioni dei nostri politici, non sia mai riuscito a capire cosa si intenda veramente per "giusto processo" e per "separazione delle carriere"... Edito da Chiarelettere, in vendita a 13,60 euro.
Sicuramente consigliato a chiunque, pur seguendo su telegiornali e quotidiani le dichiarazioni dei nostri politici, non sia mai riuscito a capire cosa si intenda veramente per "giusto processo" e per "separazione delle carriere"... Edito da Chiarelettere, in vendita a 13,60 euro.



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