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Lavoro irregolare: dati ISTAT

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Venerdì 23 Aprile 2010 00:00

Il 14 aprile 2010 l'Istat ha diffuso le ultime stime sul lavoro irregolare in Italia, commentate il giorno seguente dallo stessoccupati_irregolari_2009o presidente dell'Istat nel corso di una audizione alla Commissione Lavoro della Camera.

I dati vengono però forniti in maniera piuttosto scarna, e probabilmente in pochi si sono soffermati ad approfondire i contenuti delle numerose tabelle excel elaborate dall'istituto. Sono così seguite dichiarazioni da ogni parte, nel corso delle quali ciascuno ha sfruttato l'occasione per dimostrare le proprie tesi politiche o sindacali, senza alcun riferimento ai dati reali forniti.

Dato che nessuno pare averci ancora ragionato sopra, abbiamo provato a farlo noi, e qui di seguito potete trovare alcuni spunti che ci sono sembrati particolarmente rilevanti, illustrati anche dai grafici che abbiamo realizzato su elaborazione dei dati istat.

Anzitutto una precisazione: l'ISTAT svolge una stima del lavoro irregolare basandosi su analisi indirette. In pratica, una volta stabilita la quantità di lavoro regolare, si procede con modelli matematici a stimare la quantità di lavoro irregolare incrociando i dati delle altre rilevazioni ISTAT su persone e famiglie che dichiarano di svolgeroccupati_regolari_irregolarie lavori al nero. Stime quindi inevitabilmente prudenti, che ad esempio non riusciranno mai a fotografare in maniera chiara quella zona grigia fatta di secondi lavori, "lavoretti" e straordinari al nero che invece caratterizzano l'Italia. Non solo: l'unico dato preso in considerazione è quello del lavoro nero vero e proprio, con esclusione di quel vastissimo mondo dei contratti "flessibili" o delle partite IVA che in realtà nascondo lavori da dipendente.

Nonostante queste precisazioni prudenziali, il dato Istat è comunque impressionante: nel 2009 siamo ancora a 2 milioni e 600 mila lavoratori al nero. Ma molti lavoratori svolgono più di un lavoro al nero, oppure svolgono una quantità di ore lavorate superiore alle 40 ore settimanali. Risultato: i posti di lavoro irregolari (che l'Istat chiama "unità di lavoro") sono in realtà molti di più: quasi 3 milioni nel 2009.

Guardiamo il dato storico: nel 1991 avevamo poco più di 3 miliooccupati_irregolari_e_unit_lavoroni di lavoratori al nero, e oggi abbiamo detto siamo a 2 milioni e 600 mila. Già questo dato non dovrebbe dare spazio a grandi esultanze, visto che di questo passo per raggiungere una quota di lavoratori al nero pari a zero dovremmo comunque aspettare 102 anni... Ma in ogni caso si tratta di una vana speranza, visto che i posti di lavoro al nero non sono praticamente calati: dai 3 milioni e 140 mila del 1991 ai quasi 3 milioni del 2009. In questo caso la matematica è impietosa: servirebbero oltre 3 secoli per raggiungere un tasso di posti di lavoro al nero pari a zero...

Ci spiace quindi contraddire politici e sindacalisti, ma sinora di miglioramenti sostanziali se ne vedono ben pochi, visto che almeno dal 1991 il lavoro irregolare sembra seguire inesorabilmente l'andamento dell'occupazione regolaagricolturare. I lievi miglioramenti che a volte sembrano evidenziarsi, e che ogni anno il politico di turno vuole in qualche modo collegare a mirabilanti iniziative del proprio governo, si riducono perlopiù ad andamenti ciclici del sistema produttivo nazionale, come ad esempio la flessione che ha seguito la crisi del 2001.

Prendiamo ad esempio due settori tradizionalmente caratterizzati da elevati tassi di irregolarità, come l'Agricoltura e le Costruzioni. Nel primo caso alcuni commentatori hanno rilevato una sensibile e costante riduzione del numero di irregolari nel corso degli anni. Forse non si sono resi conto che è parallelamente calato anche il tasso di occupazione regolare, visto che il numero di addetti nell'agricoltura è in costante diminuzione da decenni. Ad esempio nel 1999 si stimavano 740 mila addetti regolari a fronte di 372 mila irregolari (oltre il 33%). Nel 2009, dieci anni dopo, siamo 616 mila regolari contro 362 mila irregolari: il 37%! Altro che miglioramenti: il tasso di irregolarità è persino cresciuto! Analogo il ragionamento che possiamo fare con le costruzioni, dove il tasso di irregolarità continua ad oscillare da anni attorno al 10%, registrando addirittura un aumento per il 2009.

Morale? Due considerazioni: in primo luogo nessun governo degli ultimi venti anni può dichiarare di esser stato incisivo nella lotta al lavoro nero. Assai più incisive sono state infatti le crisi economiche internazionali che non l'azione di governo, destra o sinistra che sia. Secondo: se non vogliamo rassegnarci ad altri secoli di lavori sommersi, è necessario un cambiamento di rotta in tutti i settori e soprattutto dal punto di vista culturale, e su questo forse tanto vale rimboccarsi le maniche a livello individuale perché se aspettiamo iniziative concrete dalla sola classe politica probabilmente passeranno decenni...

 La sezione istat:

http://www.istat.it/dati/dataset/20100414_00/

La pagina dell'audizione di Giovannini sul sito della Camera:

http://nuovo.camera.it/453?bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201004/0415/html/11#15n1

Comunicati stampa:

Dichiarazioni CISL: http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=17580

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 28 Giugno 2010 16:12 )
 

Commenti 

 
0 #2 andrea 2011-11-18 14:53
Mi sapete dire il link dove posso trovare il lavoro nero degli altri paesi europei in eurostat o altro perche non li trovo..grazie
Citazione
 
 
0 #1 Fabio 2010-05-27 11:39
Segnalo anche questa ricerca fatta dalla CGIA di Mestre, che avvalora quanto scritto nell'articolo: http://www.cgiamestre.com/portal/shownews.php?id_n=22251
Citazione
 

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