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I "buoni lavoro" due anni dopo

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Sabato 01 Maggio 2010 00:00

Nel 2003 la "legge Biagi" ha introdotto il sistema dei buoni per le prestazioni di lavoro accessorio. Il sistema è stato in realtà messo in opera solo nel 2008 con l'introduzione dei cosidetti "buoni lavoro" in distribuzione presso le sedi INPS. Dopo due anni dall'avvio, è tempo di bilanci e riflessioni.buoni_lavoro

Iniziamo anzitutto col sottolineare come il sistema sia stato fonte sin dall'inizio di grandi perplessità da parte di molti. In effetti si trattava di una scommessa, anche perché in tempi di precarietà (o "flessibilità") qualsiasi ulteriore elemento che introduce modalità lavorative saltuarie sembra apportare ulteriori danni al sistema di lavoro tradizionale. D'altra parte l'esperienza delle collaborazioni a progetto ha insegnato come qualsiasi strumento che comporti vantaggi fiscali, contributivi e di negoziazione contrattuale a favore dei datori di lavoro corra il rischio di essere sistematicamente usato anche per coprire forme di lavoro che altrimenti sarebbero basate su rapporti di dipendenza vera e propria. Una intera generazione ha ormai fatto le spese della flessibilità, provando sulla propria pelle co.co.co. e co.co.pro., e aldilà delle valutazioni politiche bisognerebbe anche ammettere che simili rapporti di lavoro hanno decisamente alimentato e spesso esapserato la conflittualità sul mercato del lavoro (e ben lo sanno le Direzioni provinciali del lavoro...).

Ovvio quindi che i "buoni lavoro" non abbiano suscitato inizialmente tanti entusiasmi.

Ciò di cui bisogna però oggi prendere atto è il fatto che, nonostante le perlpessita e una campagna pubblicitaria ministeriale non certo brillante e capillare, il sistema dei buoni lavoro si sia imposto con numeri decisamente inequivocabili, arrivando a superare lo scorso febbraio i 4 milioni di buoni da 10 euro.

Come interpretare questo fenomeno? Probabilmente bisogna ammettere che esiste da parte dei comuni cittadini una domanda spontanea di "normalità", di regolarizzazione dei rapporti di lavoro che troppo spesso vengono svolti al nero per ignoranza, pigrizia o diffidenza nei confronti delle pubbliche amministrazioni. La possibilità di comprare e incassare dei semplici buoni in tabaccheria, è indiscutibilmente un messaggio assai più convincente di qualsiasi principio morale o campagna pubblicitaria.

A questo punto bisognerebbe ribaltare il discorso, chiedendoci in che modo gli altri rapporti di lavoro debbano essere ripensati per ritornare ad essere "accattivanti": semplicità, rapidità, immediatezza nei calcoli, utilizzo dei servizi on-line e possibilità di evitare code presso inps, inail e centri per l'impiego sono tutti elementi vincenti che andrebbero presi come esempi virtuosi proprio per garantire che il mercato del lavoro continui a basarsi principalmente su rapporti di lavoro stabili e duraturi.

Assolutamente condivisibile al riguardo la deliberazione del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'INPS del 9 marzo 2010 (vedi qui), che nel ricostruire l'evoluzione normativa e quantitativa dei buoni lavoro si preoccupa "relativamente al rischio che, in caso di scorretta applicazione della normativa, si possa instaurare un processo di elusione delle regole poste alla base dei tradizionali rapporti di lavoro. A tale riguardo, le Commissioni ritengono che occorrerebbe individuare i criteri per l’attivazione di uno specifico monitoraggio da parte dell’Istituto, anche affinando ulteriormente i sistemi di rilevazione statistica, con particolare riferimento ai periodi di lavoro."

Ecco quindi alcune raccomandazioni del Comitato INPS:

"- realizzare una adeguata campagna informativa per il corretto utilizzo dei buoni lavoro, con riferimento agli elementi essenziali, come ad esempio la comunicazione preventiva;
- semplificare le modalità di utilizzo da parte degli utenti esterni, anche attraverso la valorizzazione del ruolo che potrebbero svolgere gli Enti di patronato, i CAF e le Associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro;
- attuare un costante monitoraggio del fenomeno, affinando ulteriormente i sistemi di rilevazione statistica, con particolare riferimento ai periodi di lavoro;
- prevedere un idoneo sistema di controlli, per individuare tempestivamente eventuali tipologie di abusi o di scorretta applicazione della normativa.
"

Insomma, il giusto "equilibrio" deve ancora essere consolidato, e sicuramente una azione drastica contro il mondo del sommerso e del lavoro irregolare contribuirebbe a riportare il mercato del lavoro entro le regole, permettendoci di valutare finalmente serenamente le soluzioni contrattuali e contributive più adeguate. Perché ovviamente nessun "buono lavoro", per quanto utile, dovrà mai essere considerato come lo strumento principale per la lotta al lavoro nero.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 28 Giugno 2010 15:57 )
 

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