Onestà deriva dal latino honestas, ma la storia semantica del termine è stata per lungo tempo subordinata al termine "onore", dal quale etimologicamente deriva. Nel secolo scorso, tuttavia, con la caduta in disuso dell'"onore" tradizionale (come rispetto di costumi sessuali, come rango sociale e come pubblica fama), il onestà si affranca semanticamente come termine autonomo, pragmatico e "misurabile".
Oggi l'onestà indica la qualità umana di agire e comunicare in maniera sincera, leale e trasparente, in base a princìpi morali ritenuti universalmente validi. Questo comporta l'astenersi da azioni riprovevoli nei confronti del prossimo, sia in modo assoluto, sia in rapporto alla propria condizione, alla professione che si esercita ed all'ambiente in cui si vive.
L'onestà si contrappone ai più comuni disvalori nei rapporti umani, quali l'ipocrisia, la menzogna ed il segreto.
In molti casi la disonestà si configura come vero e proprio reato punibile penalmente, ad esempio nei casi di corruzione e concussione di pubblici ufficiali. L'onestà ha infatti una importante centralità nei rapporti sociali e costituisce uno dei valori fondanti su cui si fonda lo stato di diritto.



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