Quando si parla di finanziamenti pubblici è ricorrente (almeno in Italia) il sospetto di frodi, truffe e sprechi ai danni della collettività. Molte inchieste, giudiziarie e giornalistiche, hanno reso note le malefatte di numerosi imprenditori e organismi che, aggiundicandosi bandi di gara per progetti di sviluppo o di formazione, si sono in realtà accaparrati i finanziamenti senza realizzare alcun tipo di attività coerente con i progetti presentati, producendo quindi solo carte false (spesso con la compiacenza di chi, nella pubblica amministrazione, dovrebbe controllare).
Purtroppo chi opera nel settore dei finanziamenti pubblici sa che tali inchieste rappresentano in realtà solo la punta di un iceberg in realtà assai profondo e diffuso, come dimostrano gli stessi dati diffusi dall' (l'ente europeo anti-frode, che si occupa anche dei fondi strutturali). Al tempo stesso, però, bisogna riconoscere come la maggior parte dei casi non nascono da progetti fraudolenti e premeditati, quanto piuttosto da un sistema inefficiente che genera spontaneamente perdite e conseguenti tentativi di "aggiustamento" da parte degli operatori (non che questo li giustifichi, ovviamente).
Analizzando il percorso di un finanziamento pubblico, possiamo individuare almeno 3 livelli:
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al primo livello abbiamo l'erogatore dei fondi (un fondo europeo, o un fondo ministeriale, ad esempio), che stanzia tot soldi per un determinato obiettivo;
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al secondo livello troviamo il soggetto che amministrerà tali fondi (un ente locale, un organismo pubblico, un soggetto concessionario), proponendo tipicamente una gara d'appalto, oppure un avviso a progetti;
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al terzo livello infine opera il soggetto attuatore del progetto, che solitamente riceve i finanziamenti in quote successive, parallelamente alla realizzaizone del progetto stesso.
Se questo percorso appare lineare, in realtà pone un problema ricorrente: come può il secondo livello controllare ciò che fa il terzo livello? Se ad esempio io, pubblica amministrazione, finanzio un piano di creazione d'impresa, come faccio a verificarne l'esito? Il problema è fra l'altro ingigantito anche dalla particolare condizione dei dipendenti pubblici in Italia: quasi tutti sono privi di esperienze in aziende private (per cui non hanno esperienza di cosa comporti una creazione d'impresa), e tutti sono inquadrati in un sistema in cui una "missione esterna" di controllo comporta tante di quelle complicazioni che è un'esperienza che viene volentieri evitata.
Purtroppo questa situazione crea una spiacevole conseguenza. Ad esempio, nel caso di un corso di formazione professionale per elettricista finanziato con fondi publbici potremo avere due opposte politiche di controllo:
1) Da un lato i funzionari fanno un bando in cui dettagliano il più possibile la documentazione da produrre sia in fase di candidatura (certificazioni ed autocertificazioni), sia durante l'erogazione del corso (registri, dichiarazioni, copie dei documenti di spesa), ma non entrano mai nel merito dei contenuti del corso, né si muovono mai dal proprio ufficio per verificare se effettivamente ci siano delle persone in carne ed ossa dietro a tutte quelle firme. In questo caso chi vuole aggiudicarsi il bando farà di tutto per produrre più carta possibile (tanto sono autocertificazioni, difficili da controllare). E una volta aggiudicato, farà di tutto per produrre tutta la documentazione richiesta, indipendentemente dall'esito del progetto: se gli allievi non avranno imparato a fare gli elettricisti, poco male. I funzionari, in fondo, valuteranno il buon esito del progetto solo sulla base della carta prodotta.
2) Dall'altro lato l'organismo pubblico emana un bando in cui la cosa più dettagliata sono i contenuti: cosa dovranno saper fare al termine del corso gli allievi, quali le competenze teoriche necessarie, quanti gli assunti a tempo indeterminato entro 6 mesi dalla fine del corso. In questo caso chi si aggiudica un bando deve avere dei meriti dimostrati sul campo, e soprattutto ha un obiettivo del tutto slegato dalla sua capacità di parlare in "burocratese". I funzionari pubblici avranno inoltre meno carte da controllare, e più tempo per visite sul campo (in fondo vedere se in una stanza ci sono delle persone in carne ed ossa davanti ad un quadro elettrico è sempre meglio che vedere un foglio pieno di firme).
Nel primo caso tutta l'attenzione è rivolta alle carte (che nonostante tutti i controlli, sono facilmente falsificabili...).
Nel secondo caso l'attenzione e sui destinatari finali, che devono dimostrare di aver ben usufruito dei soldi pubblici. E se uno non sa installare un salvavita, non c'è falsario in grado di aiutarlo...

Come fare allora a garantire un sistema che incentivi una gestione onesta dei finanziamenti pubblici? Si tratta in poche parole di passare da un burocratico controllo formale della documentazione prodotta, ad una verifica (quantitativa e qualitativa) degli obiettivi raggiunti. Perlomeno si eviterebbe di attirare nel sistema dei finanziamenti pubblici personaggi senza scrupoli...



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