Ultimamente ne abbiamo sentite di tutti i colori. In particolare sembra che un sacco di gente abbia finalmente aperto la Costituzione, ma solo per citarne l'articolo 27, comma 2, in base al quale «l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva». Evidentemente quando fa comodo per gli affari personali la nostra carta costituzionale viene ancora considerata...
Vediamo allora di proporre qualche riflessione utile alla discussione. Anzitutto la presunzione di innocenza, pur essendo un sacrosanto diritto, riguarda squisitamente il diritto penale, e non certo la morale pubblica. Tanto per fare un esempio, se io ammazzo qualcuno e confesso l'omicidio, a nessuno verrebbe in mente di aspettare la condanna definitiva in terzo grado prima di esprimere la propria disapprovazione. Così come se sull'autobus uno mi ruba il portafoglio mi sento pienamente legittimato a dirgli "ladro", senza certo aspettare nemmeno la sentenza di primo grado.
Tutto questo però, almeno in Italia, sembra valere solo per il povero diavolo. Sopra un certo livello scatta una sorta di protezionismo in base al quale la legge è uguale per tutti, ma c'è chi è più uguale degli altri. Poco importa se si viene presi con le mani nella marmellata, con tanto di filmati, intercettazioni, testimonianze e confessioni: tutti si dichiarano innocenti e propinano diffide e querele a chiunque osi chiamarli colpevoli. I più spudorati si sono persino spinti a dirsi vittime di "macelleria mediatica" se i giornalisti fanno i nomi degli indagati e l'opinione pubblica chiede le loro dimissioni. Politici, banchieri, imprenditori, arbitri... Tutti "innocenti sino a prova contraria" fanno di tutto per restare sulla propria poltrona, e anzichè umiliarsi e chiedere pubblicamente perdono con vergogna, rispondono con la massima aggressività, apparentemente ignari di valori quali verità, dignità, rispetto.
La cosa diventa particolarmente odiosa quando a comportarsi così sono i nostri rappresentanti politici, che dovrebbero al contrario dare il buon esempio (almeno nel mondo ideale che sognano le persone oneste...). Allora proviamo a ribaltare il discorso: visto che i presunti colpevoli non accennano a vergognarsi o a farsi da parte, suggeriamo ai presunti onesti un breve decalogo al quale ispirarsi per valorizzare la propria correttezza e per riportare i termini del discorso nei binari del buon senso. Perché purtroppo l'onda lunga dell'antipolitica travolge anche chi, pur essendo onesto nell'animo e nei comportamenti, appartiene a quella "casta" ormai additata come disonesta e priva di credibilità.
Al politico onesto consigliamo quindi quanto segue:
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Rendere pubblici e aggiornare continuamente tutti i propri dati fiscali e patrimoniali: quanto paga di tasse, di quali proprietà è titolare, di quali imprese è socio o titolare. Se un politico paga le tasse e non ha alcun genere di conflitto di interessi, perché non valorizzarlo?
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Rinunciare a qualsiasi forma di privilegio e di auto blu. In tempi di crisi la morigeratezza è ancor più apprezzata, e ai politici non è certo vietato usare bus, treni e taxi per spostarsi. Anche queste scelte andrebbero valorizzate, magari sui propri blog personali (invece di assillarci con dichiarazioni generiche su qualsiasi fatto di cronaca...).
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Stipulare regolari rapporti di lavoro con i propri collaboratori, di qualsiasi genere: portaborse, colf, ecc. Bisogna andare fieri di essere dei corretti datori di lavoro, e bisogna rendere conto ai cittadini su come vengono spesi i soldi pubblici, incluse le retribuzioni personali per le cariche politiche ricoperte.
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Rendere pubbliche tutte le informazioni in merito al finanziamento della propria campagna elettorale e delle attività politiche personali, rifiutando quindi per principio qualsiasi donazione che voglia restare anonima.
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Rifiutarsi di concedere qualsiasi raccomandazione di qualsiasi specie, e rifiutare qualsiasi regalo personale (fosse anche un panettone) ricevuto per lo svolgimento della propria carica. A volte i politici ricevono regali per posta, e ritengono quindi di essere impossibilitati dal rifiutarlo. Niente di più sbagliato: qualsiasi regalo deve essere rispedito al mittente, senza alcuna eccezione.
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Lavorare continuamente affinché il proprio partito sia sempre più simile ad una normale organizzazione trasparente e democratica, pretendendo bilanci chiari e pubblici.
Forse le nostre indicazioni potranno sembrare un po' rigide ed intransigenti. Ma bisogna anche ammettere che decenni di corruzione e disonestà hanno irrimediabilmente incrinato la percezione del mondo politico da parte dei cittadini. Solo una dieta robusta e duratura potrà porvi rimedio...



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