Pubblichiamo volentieri questa intervista a cura di di Luca Leone, che ha rivolto alcune domande ad Anrea Leccese, autore del libro "Torniamo alla Costituzione!" e sul quale compare anche un nostro piccolo contributo. (©Infinito edizioni 2009)
Nel Paese dell’evasione fiscale, dei furbi per forza e per vocazione e dell’abuso sempre permesso e condonato, la società civile non si è ancora arresa, e anzi lotta con forza e grinta, nonostante gli spazi d’espressione siano sempre più limitati. Andrea Leccese, autore per Infinito edizioni del pamphlet Torniamo alla Costituzione! compie una disamina lucida e inequivocabile dell’Italia in cui viviamo, mettendo in luce le responsabilità di tutti, non solo della mediocre classe politica da cui il Belpaese è afflitto. Partendo da chi, questa classe politica, se la sceglie a sua immagine e somiglianza. Ovvero tutti noi.
D. Andrea, da che cosa nasce questo tuo invito – quasi un grido di dolore – a tornare alla Costituzione?
R. Il mio saggio nasce anzitutto dalla preoccupazione per il diffondersi della becera invettiva antipolitica, quasi mai accompagnata dal reale desiderio di migliorare le cose. Bisogna smetterla di processare il Palazzo, di sputare sul potere, senza guardarsi allo specchio. Diciamocelo pure: gli italiani non sono molto meglio della classe politica che li rappresenta. La cosiddetta Casta non proviene da Marte. E la società che si lamenta del malcostume dei parlamentari è la stessa nella quale prosperano le più potenti organizzazioni criminali del mondo. È la stessa società che produce livelli di corruzione da “repubblica della banane”. È la stessa società dove l’evasione fiscale è una pratica collettiva. Dunque finiamola di insultare i politici, e avviamo piuttosto una seria riflessione sulla nostra società. Chiediamoci a che punto sta la nostra democrazia. Se ci guardiamo intorno, ci accorgiamo del quotidiano vilipendio di regole sancite a chiare lettere nella Carta Costituzionale. Se ci guardiamo intorno, ci accorgiamo che l’Italia è un Paese “fuori legge”, perché l’abuso dilaga ovunque.
D. In particolare, che cosa allontana oggi l’Italia reale da quella immaginata e impressa dai nostri padri costituenti in una delle carte fondamentali più avanzate e apprezzate del mondo contemporaneo, quella approvata il 27 dicembre 1947?
R. L’Italia che sognavano i nostri costituenti è un Paese fondato sulla solidarietà. Ma il loro fu un vero e proprio atto di “superbia intellettuale”. Come si può pretendere di imporre regole di democrazia sostanziale a noi popolo di furbi e di familisti “amorali”? La regola seguita dall’italiano medio è quella di massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia, pensando che tutti facciano lo stesso. “Frego il prossimo e lo Stato, perché tengo famiglia e perché così fan tutti”. Da noi, sembra essersi affermata una strana idea di libertà, quella di fare i propri porci comodi, gabbando il prossimo e calpestando le leggi e la Costituzione. Ma questa non è la libertà dei cittadini, ma la libertà dei ricchi, dei boiardi e dei confratelli. Che questo sia chiaro!



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