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Intervista - Pierangelo Sardi

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Giovedì 05 Marzo 2009 00:00

Pierangelo Sardi è Consigliere al CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) in rappresentanza dell’Ordine degli Psicologi. Recentemente si è occupato, in relazione alla crisi finanziaria internazionale, degli aspetti etici del mondo della finanza e dei suoi manager, proponendo anche la costituzione di un Ordine dedicato a questi professionisti quale strumento idoneo alla ripresa di fiducia del pubblico nelle banche. (vedi l'intervento di Sardi al CNEL) Pubblichiamo al riguardo l’intervista integrale che Sardi ha gentilmente concesso a Persone Oneste.sardi


D – Dottor Sardi, di fronte ad un evento epocale, come è stata la crisi finanziaria che ha travolto i mercati internazionali, lei indica come via d’uscita il “controllo interno” fra i manager finanziari, anche attraverso la costituzione di un apposito Ordine. Come è stata accolta la sua proposta?
R – Per ora come una boutade. Proposte analoghe sono state avanzate da altri rappresentanti degli Ordini sui media ed accolte anche peggio, come una provocazione.
D – La sua iniziativa si inserisce in un contesto di forte critica nei confronti degli ordini professionali italiani, spesso indicati come fonte di protezionismo e di privilegi, piuttosto che di reale garanzia di un controllo interno fra pari. Sono al riguardo note le ricorrenti iniziative a favore delle abolizioni di determinati ordini professionali. A cosa è dovuta secondo lei questo diffuso sentimento?  
R – Ad un primo livello superficiale di analisi queste critiche sono giustificate: gli eletti alle cariche ordinistiche, se vogliono ritrovarsi i voti dei colleghi per un altro mandato, devono ostentare gli sforzi che fanno tenendo alti i minimi tariffari, opponendosi a dei tetti massimi, esaminando con benevolenza le ragioni del collega che si difende dalle accuse dei clienti e così via: è ovvio che questo sia visto come protezionismo di privilegi. 
D – Perché invece un Ordine come quello da lei proposto non dovrebbe correre rischi di degenerazione protezionistica? Come garantire un reale ed efficace controllo interno?
R – Non sto proponendo per i professionisti finanziari un Ordine diverso dagli altri. Ma sono sicuro che il controllo interno scatterebbe efficacissimo quando fosse chiaro che alcuni di questi colleghi rapinano talmente i propri clienti da far naufragare l’intera professione. Esattamente questo è successo nella professione finanziaria: non sarebbe successo se, invece del controllo esterno della SEC e dei singoli Stati anglo-americani, ci fosse stato il controllo, ben più occhiuto ed interessato, dei colleghi che oggi hanno perso il loro lavoro. Questi non avrebbero mai consentito di spacciare titoli per trentuno volte il loro valore, una prassi che ha già rovinato interi Paesi: le banche islandesi avevano gonfiato l’insieme dei loro crediti per una dozzina di volte il PIL. L’assenza del controllo deontologico interno ha consentito ad alcuni di questi professionisti di arricchirsi smisuratamente, distruggendo la loro professione e l’intera economia con essa.
D – La sua proposta potrebbe quindi essere valida anche per altri settori?
R – In questo senso sostanziale lo è già: nessuna professione ordinata ha mai fatto quella fine. Per questo mi preoccupo quando si pensa di abolire gli ordini esistenti, rischiando di buttare il bambino con l’acqua sporca. E con questo ammetto volentieri che il bambino ha spesso bisogno di una bella ripulita.
D – Alla luce delle sue esperienze e dei suoi incarichi a livello europeo, come si stanno muovendo i nostri paesi vicini?
R – I colleghi italiani mi hanno designato a rappresentarli nel CNEL, e poi quelli europei mi hanno eletto alla presidenza del CEPLIS semplicemente perché, durante l’elaborazione della Direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali, convogliando i loro suggerimenti su Parlamento e Consiglio, ho fatto tappare tutti i buchi del testo proposto dalla Commissione che avrebbero di fatto svuotato gli Ordini. La Commissione voleva sostituire il sistema autorizzatorio ordinistico con il sistema accreditatorio che l’Inghilterra aveva esportato nel suo Commonwealth: un sistema che valutava le competenze professionali con criteri simili a quelli con cui le agenzie di rating (tutte con nome e cognome inglese) valutavano l’affidabilità finanziaria. Già allora avevo dimostrato che questo sistema si poteva reggere solo con un forte controllo interno nazionale, senza il quale si sarebbe arrivati ad una truffa colossale, prima ai danni degli altri Paesi, poi generale, ed infine anche rovinoso per il Paese d’origine degli accreditamenti gonfiati, per la sua più grave perdita di credibilità. La Direttiva 2006/36, da noi corretta soprattutto nel semestre di presidenza italiana, ha lasciato sopravvivere gli Ordini, con tutti i loro difetti, ma anche con questa garanzia basilare.  
D – Come si colloca l’Italia nel panorama internazionale degli ordini professionali?
R – L’Italia non sta peggio di altri dal punto di vista dell’organizzazione professionale e della deontologia che ne risulta direttamente controllata. L’Italia sta invece molto, molto, molto peggio degli altri dal punto di vista dell’onestà sociale. Solo in Italia sono così sfacciate tante ingiustizie, rendite di posizione, evasioni fiscali, soprusi. L’ho dovuto toccare con mano, scottandomi e soffrendone tante volte, nei continui confronti che devo fare con l’estero dall’inizio degli anni novanta. Sono venti anni che non riesco a passare un giorno senza un qualche contatto con l’estero, ed un qualche confronto che mi fa vergognare di essere italiano. E’ desolante come non siamo capaci a ribellarci a queste continue esibizioni. Sarà stato per non cedere alla disperazione, ma poco alla volta mi sono convinto, studiando la nostra storia millenaria, che periodi orribili come questo attuale sono stati ricorrenti nel nostro popolo, però si sono alternati con formidabili altri periodi, in cui tutti gli italiani si sono convertiti ad un godimento diverso da quello dell’ingordigia e dell’avarizia, e si sono slanciati nel gusto di offrire e scambiare. Io credo che il vostro sito italiano www.personeoneste.it abbia un grande futuro: questi slanci italiani sono sempre stati così forti da convertire tutto il mondo conosciuto. Il più noto di questi slanci è stati il primo cristianesimo, cui si ispira ancora mio fratello Paolo, che da decenni dirige l’ufficio che redige i discorsi del Papa. Ma quello slancio non è stato l’unico. Ce n’è uno molto più recente, quello del nostro primo dopoguerra, in cui lo slancio di Enrico Mattei aveva saputo conquistare addirittura l’affetto della grande popolazione araba, oggi tanto minacciosa. La sua morte violenta ha interrotto quel periodo. I primi cristiani seppero riprendere quello slancio da un’altra morte ingiusta, approfittando della facilità improvvisa di navigazione nel Mediterraneo. Mi piace sperare che oggi la facilità di navigare in internet possa ripetere ancora un’altra volta quella che ho provato a chiamare in un sito www.conversioneitaliana.it   

Ultimo aggiornamento ( Martedì 29 Giugno 2010 06:44 )
 

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